Consentita la pesca del Granchio blu
Il ‘granchio blu’ può essere pescato. Così da possibili cause di instabilità dell’ecosistema delle marinerie di Goro e Comacchio, a potenziale opportunità per i pescatori e gli acquacoltori dell’Adriatico.
Dopo le sollecitazioni delle scorse settimane della Regione Emilia-Romagna, è arrivata, infatti, l’autorizzazione del Ministero dell’Agricoltura e sovranità alimentare alla pesca del granchio blu all’interno degli impianti di acquacoltura e molluschicoltura attraverso l’utilizzo di “nasse/cestelli e reti da posta” sulle imbarcazioni usate per l’acquacoltura (iscritte alla V categoria).
In sintesi, chi ha autorizzazioni alla pesca con imbarcazioni iscritte alla IV e alla V categoria può procedere alla pesca con gli attrezzi: per quelle solo alla V categoria può utilizzare gli attrezzi dopo comunicazione all’Ufficio marittimo.
La Regione si è coordinata con i Comuni di Goro e Comacchio per la stesura delle necessarie ordinanze che permettono il prelievo in autotutela del ‘granchio blu’ nelle concessioni che insistono su entrambi i territori.
Il ‘granchio blu’
Il granchio reale blu (Callinectes sapidus) è un crostaceo decapode della famiglia dei Portunidi.Il crostaceo in questione è una specie alloctona senza alcun antagonista naturale, predatore formidabile tanto da rappresentare una seria minaccia perché si nutre di qualunque preda che popoli l’Adriatico (dalle vongole al novellame agli altri pesci e crostacei), come ben sanno gli acquacoltori del Delta.
Giunto probabilmente negli anni ’80 nelle lagune adriatiche che corrono tra la Serenissima e il delta del Po attraverso le acque di zavorra di navi provenienti dall’Atlantico, in questi ultimi tempi la specie è molto popolosa e aggressiva.